Le Cisterne Romane



Nonostante io non riceva alcun contributo dagli amministratori del paese, né abbia alcun interesse a contendere quegli esigui, miserabili e deprecabili finanziamenti che saltuariamente arrivano dalla Regione Campania o da altri enti e che tanta invidia, astio e competitività generano tra alcuni “collaboratori” del Comune frigentino, impedendo, di fatto, a disinteressati cittadini di prendere parte serenamente alla valorizzazione della cosa pubblica, di tanto in tanto mi piace divulgare del materiale che presenti al mondo (quello vero! e non ai 5-10 mila abitanti dei paesini limitrofi) le bellezze e i luoghi di interesse del mio paesino di origine.

Le Cisterne Romane sono fra i più interessanti reperti archeologici di Frigento (AV).

Suggerisco di esplorarle come interludio tra due rilassanti passeggiate lungo la via panoramica Limiti (in modo da poter godere dell’effetto catartico del ritorno alla luce e all’ampio ed incantevole panorama irpino dopo la visita effettuata nel sottosuolo frigentino), che inizia a pochi metri dal sito archeologico che lascerò descrivere dalle parole di valenti studiosi frigentini.

Il poderoso complesso di cisterne in opus incertum esistente sulla parte più alta del paese, nei pressi della Chiesa di S. Giovanni, finora, dopo una prima esplorazione fatta da G. O. Onorato nel 1957, non è stato adeguatamente studiato; la dissertazione dell’erudito frigentino Fabio Ciampo, pubblicata di recente, fornisce alcune notizie significative relative alla struttura dell’opera quale appariva due secoli fa.
Le cisterne, comunemente chiamate dai frigentini “pozzi”, scavate nel terreno, sono costituite da quattro gallerie intercomunicanti; il raggio della volta è di circa un metro; secondo quanto afferma Fabio Ciampo, che ne misurò scrupolosamente tutte le dimensioni, la lunghezza delle singole gallerie era di 150 palmi (m. 39.6), molto di più di quello che oggi è rimasto: evidentemente già nel XVIII secolo erano stati provocati dei danni sulle volte per la costruzione delle case della pizza antistante, per cui l’erudito frigentino parla di “guasti fatti nelle lammie”.
La costruzione fu realizzata con la tipica pietra locale, fatta eccezione per gli archi delle portelle di intercomunicazione fra le gallerie, in cui fu utilizzato il travertino di Villamaina.
L’attuale imbocco delle cisterne non è quello originario: durante i recenti lavori di scavo fatti nella piazza per la sistemazione della rete fognaria, è apparso chiaramente che la prima galleria oggi visibile continuava in senso sud per circa quattordici metri.
Il piano inferiore era in sensibile pendenza (mezzo palmo, cioè circa 13 cm. Alla distanza di 21 m.).
È di particolare rilievo ciò che Fabio Ciampo aggiunge nella sua descrizione: “… in linea diretta giungendo noi nell’orto dei signori Torella, ritroviamo in esso una ordinaria cisterna di fabrica consimilissima a quella de’ Pozzi, di larghezza palmi 14 e lunhezza palmi 20, alta diciassette con un astrico [lastricato] mirabile, nella quale andava a metter foce un canale di palmi due di diametro, che proseguiva ulteriormente dalla parte opposta”-
Appare chiaro che il centro di raccolta principale era costituito nella parte più alta ddalle cisterne a molteplici bracci che ricevevano, dal lato nord, filtrandole, non solo le acque piovane e quelle derivate dallo scioglimento delle nevi invernali (nel passato certamente frequenti e abbondanti), ma anche quelle di una sorgente abbastanza copiosa , cui sopra si è fatto cenno.
Le acque raccolte venivano distribuite attraverso un sistema di vasche, collegate a cisterne minori mediante un condotto di notevole portata, fatto con mattoni bipedali quadrati (c. 55 x 55 x 6.5) disposti a cappuccina.

È lecito supporre che mediante un complesso sistema di canalizzazione le cisterne servissero il centro urbano, che nell’età sillana cominciava ad ingrandirsi e, nello stesso tempo, convogliassero una parte delle acque a valle, nella zona compresa fra Cerasuolo e il Casino dell’Agente, anticamente denominata Duzoli.
Quest’ultimo toponimo, riconducibile alla voce dotta latina ductus, “condotto”, derivata dal verbo ducere, richiama la presenza in loco di un sistma di condizione delle acque dalla vicina località di Cerasulo, dove tuttora rimane una fontana quadrata con frammenti di iscrizione romana a grandi lettere (L L I), collegata forse ad una cisterna rimasta completamente interrata nella proprietà Di Leo. È, pertanto, ipotizzabile che il punto estremo a valle collegato alle cisterne si trovasse nella zona compresa fra Cerasulo e Duzoli, anticamente toccata da un importante asse viario, che poteva essere la via Appia.

…”

Tratto da
“Frigento e Dintorni dal Paleolitico all’età sannitico-romana”,
Salvatore Forgione, Vito Giovanniello –
Centro di Doumentazione ambientale,
Istituto Magistrale Statale “G. Della Valle” Frigento (AV)

Oltre alle foto già inserite nel post, ho preparato un breve filmato in modo da poter offrire una visione di insieme del complesso archeologico.
Mi scuso per la bassa qualità di alcune riprese, ma, come ho già accennato, il lavoro è del tutto amatoriale: io cerco di fare del mio meglio con i mezzi privati a mia disposizione!
Spero che sia di gradimento dei visitatori e li invogli ad esplorare le cisterne di persona😉

2 risposte a “Le Cisterne Romane

  1. Bravo sdrummelo, complimenti. E questo nonostante capiti a Frigento raramante. Figurarsi se ci abitassi stabilmente.

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  2. grazie ganconer🙂

    se abitassi a Frigento… avrei molto più materiale su cui lavorare😦
    Pazienza… un pò alla volta le belle cose del paese si tireranno fuori🙂

    Alla faccia (e a tutto beneficio!) di chi vive il paesello per inerzia!😛

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