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Assisi - Piazza della PorziuncolaAssisi – Piazza della Porziuncola

Riporto qui una notizia che, stranamente, non mi è sembrata avere particolare risonanza nei tg e telegiornali italiani. La cosa è piuttosto strana visto che si tratta di un magnifico atto del signor Ratzinger, attuale primo vescovo della confessione cattolica.

Il “Santo Padre“, come i nostri prepotenti giornalisti sono soliti chiamarlo assumendo, implicitamente, che tutti riconoscano la sua autorità “religiosa”, ha recentemente annunciato che sarà concessa l’indulgenza plenaria a chiunque visiti la replica della Porziuncola, la cappella francescana custodita all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, ricreata per la gioia di fedeli, curiosi, studiosi di arte e, soprattutto, ristoratori e albergatori, a San Francisco.

Assisi - Basilica di santa maria degli angeliAssisi – Basilica di santa maria degli angeli

L’opera, comunque di grande rilievo artistico e di spaventoso costo,  è stata in gran parte realizzata da artisti ed artigiani umbri e successivamente trasportata in America.

Nuova PorziuncolaNuova Porziuncola

La Porziuncola Nuova è stata inaugurata lo scorso 27 settembre, naturalmente con una adeguata cerimonia di apertura in stile e con degli ospiti certamente di stampo non francescano.

Come già accennato, per celebrare l’occasione, il papa ha decretato che  l’indulgenza plenaria sarà concessa per i successivi tre mesi dall’inaugurazione e, in seguito, ogni 2 agosto e 4 ottobre e in occasione dei grandi pellegrinaggi organizzati da gruppi di fedeli.

NB: questa non è una novità assoluta, visto che esistono al mondo altri quattro o cinque luoghi dotati di questi eccezionali poteri:

Le infinte, validissime e difficilmente cofutabili accuse mosse a vari aspetti della Chiesa Cattolica moderna e passata sono ben note e non è il caso di ripeterle qui. Per chi fosse interessato, un piccolo esempio del mio pensiero al riguardo può essere ritrovato nella campagna sul “Sia Lodato Gesù Cristo! Perchè?“.

Ciò che mi preme sottolineare, in questa sede, è l’incredibile anancronismo, l’assurda primitività di tale atto. Mi meraviglio, a volte, di come questo tipo di gesti non causi un immediato rigurgito di “fede” da parte dei cattolici veri, cioè quelli che, ad esempio, asseriscono di attenersi alla parola di Cristo così come essa è espressa nei vangeli (trattasi comunque solo di quelli ufficiali!)… a maggior ragione visto che si sta parlando di “san”  Francesco, noto per il suo voto di povertà e rigore morale, in netto contrasto con l’attuale clero. Subito dopo mi sovviene, però, che la maggior parte dei “fedeli” è composta da persone pedocatechizzate, cioè indottrinate fin da piccoli che hanno enormi difficoltà a discernere l’irrazionale dal razionale o la coerenza dall’ipocrisia (o quanto meno a trarne le ovvie conseguenze e i dovuti attidi ribellione all’indiscusso dominio della curia romana; ciò è per me fonte di amarezza e spero sempre che, in qualche modo, la lettura di questi post riesca ad insinuare nelle loro menti quel minimo di dubbio che fa tanto bene a qualunque essere umano e ne distingue, insieme alla curiosità, al ragionamento e alcuni sentimenti, l’essenza da quella degli altri animali del “creato” …

Suggello il post con una vignetta “postuma” (causa ritardi di digitalizzazione):

Copia e incolla il codice nel tuo sito o blog

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border="0"></a>

Riassumerò in breve la campagna in soli 3 punti; gradirei, però, che tutti leggessero anche la più prolissa introduzione riportata nel seguito, in quanto ritengo fondamentale non rendere questa operazione un gioco, bensì una profonda e stimolante riflessione!

Aderisci a questa campagna se ritieni che:

  1. il cattolicesimo non è il proprietario di valori e virtù
  2. laici, atei e agnostici non sono persone spregevoli e pericolose (perlomeno non più di credenti, religiosi o appartenenti al clero)
  3. sia necessario rimuovere dalla nostra cultura e società l’invadente e prepotente visione cattolica del mondo e sostituirla con un più ampio e democratico approccio che tenga conto di tutti i possibili punti di vista

Sebbene la riflessione sia nata tempo fa, il titolo del banner mi è stato recentemente suggerito da questo breve dialogo:

frate – Sia lodato Gesù Cristo!
Bambino – Perché!?

È possibile esprimere in modo più semplice questo concetto? Credo di no.
Molti conoscono queste parole, ma per i più impreparati specificherò che si tratta di una citazione dal capolavoro “Continuavano a chiamarlo Trinità” (titolo originale: “Trinity is still my name”) in cui Bud Spencer e Terence Hill bussano alle porte di un convento e vengono accolti con il saluto rituale “Sia lodato Gesù Cristo”. La loro sorpresa è evidente e il corpulento attore napoletano rompe l’imbarazzo dello spettatore con un marcato: “PERCHÉ!?”
La trama del film non è necessaria e la caratterizzazione dei geniali personaggi di Trinità e Bambino nemmeno. Chi non li conosce, approfondisca privatamente ;)

Nonostante prenda le mosse da un superlativo film comico, questa campagna è molto seria. Mi propongo di smantellare tutte le appropriazioni indebite di valori di cui si sono macchiati nel corso dei secoli i vertici della Chiesa Cattolica.
Non parlo delle ingenti somme di denaro e beni materiali che il Vaticano accumula indefessamente ogni anno a spese dei cittadini italiani e di tanti poveri creduloni sparsi per il mondo, bensì di quei valori morali fagocitati dalla confessione religiosa maggiormente radicata in Italia. Con un lungo e subdolo processo, durato secoli, millenni, si è cercato di far credere, nel nostro ipovedente Paese, che il Vaticano fosse il depositario, o l’inventore, di tutto ciò che di buono esiste sulla Terra.
Qualunque buon sentimento (giustizia, onestà, fedeltà,…) viene oggi spacciato per conseguenza della fede. Il messaggio, forte e deciso, che “il BENE è nella Chiesa cattolica e il MALE è in ogni altro luogo” viene diffuso con sicumera, ripetuto con tutti i mezzi, amplificato al massimo; a volte in maniera esplicita, più spesso in modo subdolo, ad esempio inserendo una frase come “ringraziando Iddio” di soppiatto, alla fine di un servizio del telegiornale riguardante una storiella di cronaca finita bene.
I telegiornali, poi, meriterebbero un’analisi a parte, fatta tempo fa anche dai Radicali. Esiste una programmazione ad hoc volta ad esaltare il papa e le sue farneticanti affermazioni, così come qualunque altra asserzione proveniente dal mondo cattolico. Tutto ciò che proviene dal Vaticano viene presentato, a priori, come positivo, universale e corretto; niente di quanto affermato dal pontefice viene mai messo in dubbio. Ricordo ancora certi servizi sul Creazionismo; non ci crederete ma, come prova inconfutabile della comicissima tesi biblica, il cardinale Renato Martino chiede al giornalista: “Ma Lei, si sente discendente da uno scimpanzé? Io no! He he!

Tralasciando il grottesco spirito rilevabile da questi episodi, preferisco concentrarmi nel ribadire, con forza, che esistono VALORI UNIVERSALI, o quasi tali, che nascono spontaneamente nelle società umane, “in una parte più e meno altrove”, in quanto necessari alla sopravvivenza della comunità. Un amico mi ha fatto osservare: “Beh ma non si può negare che Gesù abbia detto delle cose nuove”; in realtà quel signore che si annunciava come figlio di Dio non aveva poi fatto molti progressi rispetto ai principi fissati, ad esempio, da Buddha ben cinque secoli prima (“Desisti dal fare il male, impara a fare il bene, purifica il tuo cuore“; noi sfortunati italiani penseremmo, d’istinto, che si tratta di una frase cattolica, perché questo ci viene insegnato con ogni mezzo fin da piccoli; in realtà rappresenta “l’insegnamento di tutti i Buddha”, tanto per fare un esempio pratico).
Il mio scopo non è certo quello di pubblicizzare il buddismo, ma semplicemente rendere ovvio a tutti che il cristianesimo non è il portatore di tutte le verità e il custode dei tutti i valori “positivi”.
E’ necessario che tutto questo venga sottolineato più volte: noi, infatti, viviamo in Italia una realtà molto simile a quella descritta da John Carpenter nel film “They Live”, in cui alcuni alieni, grazie ad un segnale ipnotico, manipolano le menti umane e inseriscono messaggi coercitivi in tutti gli annunci pubblicitari, riviste, show televisivi al fine di renderli schiavi. Nel Bel Paese gli “alieni” sono tanti e diversificati e non è possibile individuare un unico soggetto responsabile. Le nostre menti sono attaccate di continuo con messaggi di varia natura, dagli ipnotici corpi femminili e tornei calcistici (entrambi tanto cari all’industriale di Arcore) ai servizi del telegiornale truccati.
E’ necessario risvegliarsi e l’alba, purtroppo, è ancora lontana!

Non sto proponendo una caccia alle streghe (magari con tanto di inquisizione, come piaceva fare a qualcuno secoli addietro…); non voglio che i cattolici scompaiano e lascino il posto a fedeli di altre confessioni; vorrei solo che imparassero a donare il rispetto dovuto a tutti i laici, atei ed agnostici per i valori che essi condividono al fine di condurre una serena coesistenza con i propri simili.
Il monopolio cattolico nel nostro paese deve cessare: occorre risanare la nostra società, permettendo uno sviluppo armonioso di tutte le religioni, che hanno, a mio avviso di agnostico, pari dignità.

Il capo massimo del clero cattolico, Joseph Ratzinger, ha recentemente dichiarato: «Le radici della Francia, come quelle dell’Europa, sono cristiane». Frasi simili, indubbiamente parzialmente vere, fanno spesso eco in occasione di cerimonie ufficiali o in qualunque situazione di “pericolo” per le casse dell’Opus Dei, quali ad esempio la liberazione delle classi scolastiche da uno spaventoso simbolo di sofferenza: il crocifisso.
Indubbiamente il Cristianesimo ha plasmato, in qualche modo, la storia e la società europee, se non altro per i miliardi di persone che, nel corso dei millenni, sono stati indirizzati, ancora in fasce, all’adorazione del dio scelto dai loro plagiati genitori.
Quindi è vero che, in qualche modo, la nostra attuale cultura è legata alla religione cristiana, ma due enormi interrogativi devono essere sollevati:

  1. siamo sicuri che questa sia una cosa positiva? Eppure esistono molte altre religioni che regolano la vita delle persone in ogni parte del mondo; perché mai dovremmo essere orgogliosi di essere legati ad una confessione che ha commesso mostruose atrocità nel nome della divinità che asserisce di adorare, per le quali è stato chiesto, solo a causa di pressioni, un fugace “scusa”, pronunciata a bassissima voce e ormai dimenticata da tutti?
  2. l’implicita assunzione che le radici europee siano cristiane, nella loro interezza, corrisponde alla verità? questo è quello che traspare dalle parole del papa; ma, se pur si vuole trascurare quanto suggerito dal giusnaturalismo in tempi antichi e moderni, che dire allora dello stupefacente diritto romano (le cui fondamenta sono precedenti la “venuta” di Cristo) che ancora oggi svolge un ruolo primario nella formazione dei nostri giuristi e, quindi, ordina le nostre vite?

Mentre ancora lavoro a questo post e mi chiedo se sia il caso di dilungarmi ulteriormente, leggo la notizia che un’illuminata assessora veneta, Elena Donazzan, ha proposto, qualche giorno fa, l’insegnamento obbligatorio della religione cattolica a scuola. Fulgido esempio di quanto l’aggressività religiosa cattolica degradi la dignità italiana, l’assessora giustifica la sua proposta asserendo che “Se pensiamo alle nostre regole del vivere civile le riconosciamo come cristianePerché in Italia non si ruba e non si uccide, perché abbiamo questo senso della famiglia, perché il rapporto deve essere imperniato sul rispetto e sul perdono? Perché in Italia non si ruba e non si uccide, perché abbiamo questo senso della famiglia, perché il rapporto deve essere imperniato sul rispetto e sul perdono?”.
Queste parole, pronunciate dal papa di turno o un cardinale, non lascerebbero molto sconvolti: giusto un po’ indignati per il loro tentativo di trattarci da imbelli succubi; ascoltarle da un politico laico fa veramente orrore e permette perfettamente di capire fino a che punto giunge il potere di persuasione dei divulgatori della volontà di “Dio” (il loro dio, ovviamente!).

Avrei voluto continuare a scrivere ma alla luce degli ultimi avvenimenti non posso che affrettarmi a pubblicare questo post e avviare la campagna. Aggiungerò in futuro riflessioni e dettagli sulle mie idee al riguardo e sono molto bene accetti spunti di riflessione, favorevoli o contrari che siano! ;)

Che pubblichiate o meno il banner sul vostro blog o sito importa poco; purché diffondiate il significato di questa importante riflessione.

Non credo nel dio cattolico né in altre pretestuose divinità: mi sento libero ed appagato nel rispettare me stesso e gli altri, perché così è naturalmente giusto.

Ma… non ho fatto nemmeno in tempo a pubblicare la vignetta su Ratzinger e Berlusconi… e al TG mi danno subito ragione… :S

In Galles, una bambina di tre anni finisce in un tombino e poi in un fiume e viene soccorsa e salvata dal padre.

Una storiella di cronaca, priva di qualunque interesse, fortunatamente finita bene.

Il problema è che l’inviato del TG1 che ha riportato la notizia (a cui sono stati dedicati 1m15s!!!) ha chiuso il servizio con la frase: “… Può ringraziare Iddio la famiglia Baxter…”.

Giovanni Masotti

Giovanni Masotti

Ma che razza di giornalista è? Mi è sembrato di ascoltare una di quelle storielle che raccontavano i miei semianalfabeti nonni, che si concludevano con “grazi’a ‘Ddio“, oppure quella disdicevole storia secondo la quale San Michele va glorificato in quanto avrebbe compiuto un portentoso miracolo impedendo alla SUA statua*, nella SUA chiesa (a Sturno – AV) di crollare durante il terremoto che ha devastato l’Irpinia nel 1980, mentre tutto intorno c’erano bambini tra le macerie e famiglie massacrate.

Che i giornalisti spesso** non hanno alcuna preparazione (basi grammaticali, formazione storica, nozioni specifiche, ecc…) è risaputo… che manchino fortemente di professionalità pure…

Ma io continuo a rimanere esterrefatto di fronte a questi episodi…

* La statua in questione poggia su una struttura ad arco, che offre un’intrinseca stabilità alle sollecitazioni.

** esistono pochissimi pregevoli controesempi a questa triste casistica

Questa sera d’inizio agosto è stata una delle prime serate estive in cui la famiglia al gran completo (o quasi) si riunisce per una tipica “pizza”, con pizza, dolci e vino fatti in casa…

Diverse note folcloristiche hanno meritato la mia attenzione stasera e si offrono come ottimi spunti di riflessione per me e per i pazienti lettori del blog.

Il più appariscente di tutti è stato il colorito mondo de:

La Bestemmia

Si è soliti, in quasi tutte le case contadine irpine, irrorare ogni cena, oltre che con del (buon) vino corposo, con delle folcloristiche bestemmie…

Ogni occasione, il più piccolo incidente, un minimo contrattempo possono scatenare l’oscena invettiva, gli aspri suoni prolungati per accentuare il patos, il pronto gesticolare che viene in aiuto per meglio sottolineare la rabbia… il tutto dipendente dalle personali abitudini dell’interessato e della comitiva che in quel momento funge da cornice…

Laddove non sussistano freni inibitori (grazie alla familiarità dei commensali e le loro abitudini da non ferventi cattolici…) non è raro ascoltare cori a più voci che si rincorrono nella ricerca della massima bestemmia… il tono è ovviamente molto più gradevole di quegli spiacevoli episodi in cui esiste vero atrito tra i “contendenti” e l’astio rende il duetto di cattivo gusto…

senza alcun intento blasfemo, la “bestemmia da compagnia”, spesso utilizzata per cercare l’approvazione e la compartecipazione degli astanti alla propria “disgrazia”, viene puerilmente vissuta dai contadini delle mie parti come “somma espressione di rabbia“… alcuna effettiva concezione di Dio, san Michele, Sando Rocco, Gèsucristoe compagnia bella” è infatti presente nelle loro menti…

il rispetto che offrono alla Chiesa dominatrice, spogliatisi del cappello, con il capo chino e l’espressione attonita, è un semplice timore reverenziale… una paura quasi animalesca dell’Incongnito, di quello spaventoso e vendicativo Dio di cui è stato loro raccontato da ragazzini: tra sberle, fioretti, penitenze e minacce hanno ben capito che con quell’Essere onnipotente prima o poi si faranno i conti…

allora… è bene stare attenti a rispettare i fioretti, le regole sul cibo, attaccare le 10mila lire (forse 10 euro in tempi moderni, ma non sono mai stato testimone oculare di una statua adornata con banconote “europee”… negli ultimi anni ho evitato con una certa cura queste manifestazioni… e anche i miei nonni, fortunatamente, sono stati in qualche modo persuasi a destinare i loro risparmi ad altri fini) alla statua di san Michele quando passa in processione, affinchè il parroco possa ben sostenersi, prendere parte alle funzioni domenicali e alle celebrazioni nei giorni “sacri”, versare altro denaro a preti e monaci affinchè gli stessi preghino Dio di accogliere gentilmente i loro defunti in Paradiso, ecc…

Ma la bestemmia… beh.. quella è a discrezione dei singoli (anche perhè poi, volendo, è sempre possibile andare a confessarsi, recitare qualche decina di litanìe dal testo macabro ed essere mondi dal peccato… veniva loro raccontato fin da piccoli… ). Comunque:

molti hanno così paura da non poter pronunciare alcuna invettiva contro quell’esercito di idoli che, è stato loro detto, sono alle dirette dipendenze di Dio;

altri per semplice “buona educazione” (ebbene si!!! anche i contadini hanno un proprio galateo) si astengono da tale pratica;

altri ancora non se ne curano… ed è allora che il concerto può avere inizio… esistono personaggi noti solo per le loro fantasiose bestemmie che donano fama che varca i confini del paesino, così come ci sono persone invece famose per le loro particolarmente volgari bestemmie.

“La bestemmia” viene appresa, sin da bambino, nell’ambiente familiare: contrariamente a quanto avviene di solito con le parolacce, nonni e genitori sono i principali insegnanti di queste significative espressioni… il fanciullo impara sin da subito che indirizzare la propria rabbia contro un etereo “santo a piacere” (come disse una volta il signore noto di cui sopra) è un ottimo modo per sfogare le sensazioni negative, senza litigare con amici e parenti; a questo proposito vorrei sottolineare come, nonostante Dio e i suoi “compari” siano dei concetti vuoti nella mente dei contadini, essi rappresentano fumosamente la “massima autorità”, coloro ai quali tutte le colpe possono essere imputate e sui quali, quindi, tutte le imprecazioni e le lamentele possono ricadere al momento opportuno.

La bestemmia è quindi una valvola di sfogo… nulla ha a che vedere con la religione…. il bambino, vogliosa spugna culturale nei suoi anni più teneri, ascolta ripetutamente frasi di disprezzo o di condanna nei confronti delle icone che, al contempo, gli vengono presentate dall’oppressiva Chiesa come “dominatrici”, “paurose”, “potenti”… eppure nella loro forza, questi spiriti ancestrali nulla possono per impedirgli di rivolgere i loro sfoghi “al Cielo”… con questo gesto catartico i poveri sommessi contadini possono gridare agli dei: “Io esisto!!! E nessuno ha il diritto di giocare con la mia vita!”.

Dio e i suoi molteplici emissari sono infatti considerati alla stregua di benevoli tiranni, i quali, come risposta ad un imposto rispetto alle loro figure e ai loro mille inutili cavilli, si astengono dallo stuzzicare e maltrattare il povero umano, così come, se opportunamente pregati, adorati e invogliati tramite laute offerte (tangibili!), si mostrano misericordiosi protettori delle loro “pecorelle”.

La bestemmia è in realtà anche una forma di preghiera, come asserito da monsignor (è per me un enorme sforzo denominare gli esonenti del clero cattolico “monsignore”!) Gianfranco Ravasi:

“Anche la bestemmia, come conferma il libro di Giobbe, è una forma di preghiera. Esprime un’istanza metafisica, tipica della preghiera degli atei, nel limite e nella solitudine: è una forma di superamento del limite imposta dall’impotenza che l’uomo avverte per sé ” in quanto rappresenta, in qualche modo, un’ufficializzazione dell’esistenza di Dio, da parte del bestemmiatore, seppure il concetto stesso di Dio, nel caso dei contadini irpini, sia piuttosto flebile.

Ecco cosa l’UAAR dice in proposito:

UN PO’ DI STORIA

Il Codice penale vigente, datato 1930 (cosiddetto “Codice Rocco”, dal nome del suo estensore), contempla, nella sezione delle contravvenzioni «concernenti la polizia dei costumi» il reato di bestemmia, riferito esclusivamente alla religione cattolica: per le altre religioni venne ritenuto sufficiente il reato di turpiloquio.

L’introduzione della Costituzione repubblicana nel 1948 fece pensare alla sua abrogazione; tuttavia diverse sentenze della Corte Costituzionale ribadirono la legittimità della norma, con riferimento alla necessità di tutelare la fede della stragrande maggioranza degli italiani.

La firma del nuovo Concordato, nel 1984, portò all’abolizione del principio che vedeva nella religione cattolica «la sola religione dello Stato».

Inizialmente venne auspicato un intervento legislativo atto a eliminare la discriminazione e ad adeguare la norma alla nuova situazione creatasi. Tuttavia, vista l’inerzia del legislatore, il 18 ottobre 1995, con sentenza n. 440, la Corte Costituzionale dichiarò illegittimo il riferimento a «i Simboli o le Persone venerate nella religione dello Stato», mantenendo il riferimento alla “Divinità”, ora allargato alle altre religioni: venne quindi applicato il principio dell’eguaglianza tra le fedi, pur ribadendo come la norma tuteli «un bene che è comune a tutte le religioni».

In seguito, con la Legge n. 205 del 25 giugno 1999, nell’ambito di un progetto più vasto di depenalizzazione dei reati minori il Parlamento delegava il governo a legiferare entro sei mesi sulla materia, in base alle indicazioni dettate dalle camere.

Il Decreto Legislativo n. 507 del 30 dicembre 1999 ha quindi finalmente depenalizzato il reato, trasformandolo in un “illecito amministrativo”.

L’ARTICOLO 724 DEL CODICE PENALE

Comma primo, versione originale (1930):

«Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità o Simboli o le Persone venerate nella religione dello Stato è punito con l’ammenda da lire ventimila a seicentomila».

Comma primo, come modificato dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 440 (1995):

«Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità è punito con l’ammenda da lire ventimila a seicentomila».

Comma primo, come modificato dal Decreto Legislativo n. 507 (1999, versione vigente):

«Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità è punito con la sanzione amministrativa da lire centomila a seicentomila».

I “REQUISITI” DELLA BESTEMMIA

  • l’autore della bestemmia può essere chiunque, anche un ateo;
  • si concretizza nella sua semplice attuazione, indipendentemente dalle reali intenzioni dell’autore;
  • il fatto che sia diventata una consuetudine, o che lo sia in certi ambienti, è irrilevante;
  • devono essere chiaramente individuate le parole profferite;
  • deve avvenire in luogo pubblico o aperto al pubblico; non è illecito quindi bestemmiare nella propria abitazione;
  • devono essere presenti almeno due persone;
  • non rientrano nella fattispecie le rappresentazioni figurate, i gesti, gli atti offensivi;
  • è illecito bestemmiare contro Dio, non contro la Madonna e i santi.

L’ANACRONISMO DELLA TUTELA LEGALE DELLA BESTEMMIA

I recenti interventi della Corte Costituzionale, del Parlamento e del Governo non hanno risolto l’assurdità di una tutela legale della bestemmia.

Oltre a essere diventata, in alcuni casi, quasi un intercalare, va riaffermato con forza che la bestemmia, al giorno d’oggi, non rappresenta altro che la tutela giuridica di persone che, noi atei, reputiamo inesistenti.

Nei fatti, l’allargamento della fattispecie a tutte le divinità ha in realtà ulteriormente minato la libertà di pensiero e di critica, come è stato fatto notare da più parti (si veda ad esempio l’articolo «La bestemmia», di Paolo Bonetti, pubblicato sul numero 4/2000 di Micromega).

Un anacronismo reso ancora più stridente dalla volontà, da parte delle confessioni religiose di minoranza sottoscrittrici di intese con lo Stato, di vedersi tutelate in materia penale esclusivamente in base ai diritti di libertà sanciti dalla Costituzione, e non mediante la tutela specifica del sentimento religioso. La permanenza della bestemmia nel Codice penale – anche se come illecito amministrativo – resta così, ancora oggi, legata a una precisa volontà egemonica della Chiesa Cattolica.

Ultimo aggiornamento: 2 giugno 2006

All’inizio dell’anno ho trovato questa lettera aperta di Paolo Flores D’Arcais sul sito di Don Vitaliano.

Molto interessante a mio parere, esprime con toni moderati l’indignazione che ha colpito molti laici per le vicende accadute in seguito all’episodio della mancata visita del papa all’inaugurazione dell’anno accademico de La Sapienza.

Lettera aperta di Paolo Flores d’Arcais al Presidente Napolitano

Caro Presidente,

tempo fa, dovendo scriverti per invitarti ad una iniziativa di MicroMega, chiesi tramite il tuo addetto stampa se dovevo continuare ad usare il “tu” della consuetudine precedente la tua elezione, o se era più consono che usassi il “lei”, per rispetto alla carica istituzionale. Poiché, tramite il tuo addetto stampa, mi facesti sapere che preferivi che continuassi a scriverti con il “tu”, è in questo modo che mi rivolgo a te in questa lettera aperta, tanto più che, essendo una lettera critica, mi sembrerebbe ipocrisia inzuccherare la critica con la deferenza del “lei”. Il mio dissenso, ma si tratta piuttosto di stupore e di amarezza, riguarda la lettera di scuse che in qualità di Presidente, dunque di rappresentante dell’unità della nazione, hai inviato al Sommo Pontefice per l’intolleranza di cui sarebbe stato vittima. E’ verissimo che di tale intolleranza, di una azione che avrebbe addirittura impedito al Papa di parlare nell’aula magna della Sapienza, anzi perfino di muoversi liberamente nella sua città, hanno vociato e scritto tutti i media, spesso con toni parossistici. Ma è altrettanto vero che di tali azioni non c’è traccia alcuna nei fatti. La modesta verità dei fatti è che il magnifico rettore (senza consultare preventivamente il senato accademico, ma mettendolo di fronte al fatto compiuto, come riconosciuto dallo stesso ex-portavoce della Santa Sede Navarro-Vals in un articolo su Repubblica) ha invitato il Papa come ospite unico in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico (a cui partecipano in nome della Repubblica italiana il ministro dell’università e il sindaco di Roma), e che, avutane notizia dalla agenzia Apcom il professor Marcello Cini (già dallo scorso novembre) e alcune decine di suoi colleghi (più di recente) hanno espresso per lettera al rettore un loro civilissimo dissenso.

Quanto agli studenti, nell’approssimarsi della visita alcuni di loro hanno espresso l’intenzione di manifestare in modo assolutamente pacifico un analogo dissenso, nella forma di ironici happening.Il rettore Guarini ha comunque rinnovato al Papa l’invito, e tanto il Presidente del Consiglio Romano Prodi quanto il ministro degli Interni Giuliano Amato hanno esplicitamente escluso che si profilasse il benché minimo problema di ordine pubblico (malgrado la campagna allarmistica montata dal quotidiano dei vescovi italiani, “L’Avvenire”, rispetto a cui le dichiarazioni di Prodi e Amato suonavano esplicita smentita).

Nulla, insomma, impediva a Joseph Ratzinger di recarsi alla Sapienza e pronunciare nell’aula magna la sua allocuzione. Di pronunciare, sia detto en passant e per amore di verità, il suo monologo, visto che nessun altro ospite contraddittore o “discussant” era previsto, e un monologo resta a tutt’oggi nella lingua italiana l’opposto di un dialogo, checchè ne abbia mentito l’unanime coro mediatico-politico (che di rifiuto laicista del dialogo continua a parlare), a meno di non ritenere che tale opposizione, presente ancora in tutti i dizionari in uso nelle scuole, sia il frutto avvelenato del già stigmatizzato complotto laicista.Tutto dunque lasciava prevedere che la giornata si sarebbe svolta così: mentre Benedetto XVI pronunciava il suo monologo nell’aula magna, tra il plauso deferente dei presenti (e in primo luogo del ministro Mussi e del sindaco Veltroni), ad alcune centinaia di metri di distanza alcuni professori di fisica avrebbero tenuto un dibattito sui rapporti tra scienza e fede esprimendo opinioni decisamente diverse da quelle del regnante Pontefice, e ad altrettanta debita distanza qualche centinaio di studenti avrebbe innalzato cartelli di protesta e maschere ironiche. Ironia che può piacere o infastidire, esattamente come le vignette contro il profeta Maometto, ma che costituisce irrinunciabile conquista liberale.

Dove sta, in tutto ciò, l’intolleranza? E addirittura la prevaricazione con cui si sarebbe messo al Papa la mordacchia (secondo l’happening inscenato in aula magna dagli studenti di Comunione e liberazione)?A me sembra che intolleranza – vera e anzi inaudita – sarebbe stato vietare ad un gruppo di docenti di discutere in termini sgraditi ai dogmi di Santa Romana Chiesa, e ad un gruppo di studenti di manifestare pacificamente le loro opinioni, ancorché in forme satiricamente irridenti. Se anzi di tali divieti si fosse solo fatto accenno da parte di qualche autorità, credo che un numero altissimo di cittadini si sarebbe sentito in dovere di rivolgersi a te quale custode della Costituzione, con toni di angosciata preoccupazione per libertà fondamentali messe così platealmente a repentaglio. Ma, per fortuna (della nostra democrazia), nessun accenno del genere è stato fatto. Il Sommo Pontefice non era di fronte ad alcun impedimento, dunque. Ha scelto di non partecipare perché evidentemente non tollerava che, pur avendo garanzia di poter pronunciare quale ospite unico il suo monologo in aula magna, nel resto della città universitaria fossero consentite voci di dissenso, anziché risuonare un plauso unanime.

Non è, questa, una mia malevola interpretazione, visto che sono proprio gli ambienti vaticani ad aver riferito che il Papa preferiva rinunciare a recarsi in visita presso una “famiglia divisa” (cioè il mondo accademico e studentesco della Universitas studiorum, la cui quintessenza istituzionale è però proprio il pluralismo delle opinioni). Ma pretendere quale conditio sine qua non per la propria partecipazione un plauso unanime non mi sembra indice di propensione al dialogo bensì, piuttosto, di vocazione totalitaria.

Non vedo dunque per quale ragione tu abbia ritenuto indispensabile, a nome di tutta la nazione di cui rappresenti l’unità, porgere al Papa quelle solenni scuse. Che ovviamente, data la tua autorità, hanno fatto il giro del mondo. Se c’è qualcuno che aveva diritto a delle scuse, semmai, è il gruppo di illustri docenti, tutti nomi di riconosciuta statura internazionale nel mondo scientifico, e che tengono alto il prestigio italiano nel mondo, a contrappeso dell’immagine di “mondezza” e politica corrotta ormai prevalente all’estero per quanto riguarda il nostro paese. Questi studiosi sono stati infatti accusati di fatti mai avvenuti, e insolentiti con tutte le ingiurie possibili (“cretini” è stato il termine più gentile usato dai maestri di tolleranza che si sono scagliati contro il diritto di critica di questi studiosi). Né si può passare sotto silenzio il contesto in cui il monologo di Benedetto XVI si sarebbe svolto, contesto caratterizzato da due aggressive campagne scatenate dalle sue gerarchie cattoliche. Trascuriamo pure la prima, cioè i rinnovati e sistematici attacchi al cuore della scienza contemporanea, l’evoluzionismo darwiniano (bollato di “scientificità non provata” da un recente volume ratzingeriano uscito in Germania), benché il rifiuto della scienza non sia cosa irrilevante per chi dovrebbe aprire l’anno accademico della più importante università del paese.Infinitamente più grave mi sembra la seconda, la qualifica di assassine scagliata dal Papa e dalle sue gerarchie, in un crescendo di veemenza e fanatismo, contro le donne che dolorosamente abbiano scelto di abortire. Questo sì dovrebbe risultare intollerabile. Se un gruppo di scienziati accusasse Papa Ratzinger, o solo anche il cardinal Ruini, il cardinal Bertone, il cardinal Bagnasco, di essere degli assassini, altro che lettere di scuse! E perché mai, invece, ciascuno di loro può consentirsi di calunniare come assassina, nel silenzio complice dei media e delle istituzioni, ogni donna che abbia deciso di utilizzare una legge dello Stato confermata da un referendum popolare? Se vogliono rivolgersi alle donne del loro gregge ricordando che l’aborto, anche un giorno dopo il concepimento, è un peccato mortale, e che quindi andranno all’inferno, facciano pure, proprio in base a quel “libera Chiesa in libero Stato” che il Risorgimento liberale e moderato di Cavour ci ha lasciato in eredità. Ma diffamare come assassine cittadine italiane che nessun reato hanno commesso è una enormità che non può essere passata sotto silenzio, e non sono certo il solo ad essermi domandato con amarezza perché, in quanto custode dell’unità della nazione e dunque anche delle sue radici risorgimentali, tu non abbia fatto risuonare la protesta dello Stato repubblicano.

La canea di accuse e di menzogne di questi giorni mi ha portato irresistibilmente alla memoria una piccola esperienza di oltre quarant’anni fa, nel 1966, quando – giovane universitario iscritto al Partito comunista da meno di tre anni – vissi incredulo l’esperienza di un congresso (l’XI, se non ricordo male) di un Partito che si vantava di essere sostanzialmente più libero e democratico degli altri (per questo, del resto, vi ero entrato, come milioni di italiani), in cui Pietro Ingrao, per aver moderatissimamente avanzato l’idea di un “diritto al dissenso” fu investito da una esondazione di critiche e vituperi, compresa l’accusa di essere proprio lui un intollerante! Con una differenza sostanziale e preoccupante: che allora tale capovolgimento della realtà, versione soft ma non indolore dell’incubo orwelliano, riguardava solo un partito.

Oggi investe l’intero paese, la sua intera classe politica, la quasi totalità dei suoi mass-media.Ecco perché spero che tu voglia prestare attenzione anche all’angosciata preoccupazione di quei segmenti laici (o laicisti, come preferisce la polemica corrente) del paese, non so se maggioritari o minoritari (ma la democrazia liberale, a cui ci hai più volte richiamato, è garanzia di parola e ascolto anche per il dissenso più sparuto, fino al singolo dissidente), che ormai vengono emarginati o addirittura cancellati dalla televisione, cioè dallo strumento dominante dell’informazione, e il cui diritto alla libertà d’opinione viene di conseguenza vanificato, mentre ogni tesi oscurantista può dilagare e spadroneggiare.

Con stima, con speranza, con affetto, credimi,

tuo Paolo Flores d’Arcais.

Riporto integralmente la risposta che aggiunsi a quella pagina e di cui sono ancora oggi pienamente convinto:

Le porgo i miei complimenti!

Non tanto per i contenuti (da me in toto condivisi), quanto per il dignitoso stile con cui ha espresso le Sue critiche al gesto di sottomissione operato dal Capo dello Stato.

Cosa peraltro simile avevano fatto Marcello Cini e Odifreddi a Porta a Porta; Pannella invece aveva agito con un po’ troppo fervore a mio parere, anche se si è ripreso in chiusura, quando ha elegantemente ribattuto alla volgare caduta di stile di monsignor Fisichella, il quale aveva precedentemente asserito che “loro” (il “Vaticano”) non necessitano di scioperi della fame per apparire in televisione (alludendo alla scarsa presenza mediatica dei Radicali)… ma d’altra parte… come dargli torto?

Io ritengo che, perlomeno, il polverone sollevato abbia rappresentato, indipendentemente dalle mistificazioni che ne sono state fatte, un gradevole precedente.

Non certo amabile per il clima di contrasto che si è venuto a creare all’interno del Paese (il quale non versa certo in una rosea situazione), ne per la distrazione di massa dei cittadini dalle emergenze del nostro Stato, ma più che altro, per il suo configurarsi come simbolo, come emblema dell’Italia che cambia…

Ci stiamo muovendo a passo di tartaruga, i confinanti europei ci deridono (i giovani in particolare mostrano volti esterrefatti ai racconti che dell’italiana politica (e “relativa” religione) giungono loro da diversi canali informativi…), ma stiamo avanzando!

Chissà che col tempo l’organizzazione Chiesa non decida finalmente di mettere in essere i valori da essa professati, rendendosi così, ad un tempo, amabile e coerente.

D’altra parte, i principi della religione cattolica sono ottimi per regolamentare l’organizzazione di una società civile… Non parlo certo di quegli strani cavilli, disseminati nei meandri delle prime pagine della Bibbia ,degni del più estremista dei terroristi (es: Levitico 20:13 “Se uno ha con un uomo relazioni sessuali come si hanno con una donna, tutti e due hanno commesso una cosa abominevole; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro”) di cui alcuni teologi azzeccagarbugli si ricordano di tanto in tanto e ci speculano su adattandoli ai tempi moderni, bensì quelli “ragionevoli”: primo fra tutti il concetto di Amore, nella sua forma più pura…

“…
Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore

et sostengono infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

…”

ps: Inserisco qui un video (leggermente fuori tema) preso da Porta a Porta (scusate la volgarità!!! ;) ) durante una puntata dedicata proprio a questo episodio…

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Referendum – Anti “salva premier”

"Referendum: si parte" di Antonio Di Pietro | 30 Luglio 2008
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