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La mia terra natìa, principalmente identificabile con la provincia di Avellino, e costellata da ambigui “puliticanDi” di tutti i tipi e a ogni livello, a cominciare dal celebre De Mida, al confinante ceppalonico Mastella, al meno conosciuto on. Pugliese (recentemente entrato nelle fila del PDL).
Pallide imitazioni di questi luminosi leader politici e morali (…), insieme alla primitività di molti abitanti del luogo e all’ignoranza (effettiva ma anche sociale!) di molti giovani locali (che, nonostante le numerose visite, sembravano non avere una tastiera per scrivere nemmeno un saluto o insulto fugace, salvo poi rivelarsi, qualche mese dopo, agguerriti internauti alla scoperta dell’intellettualissimo facebook che stava diffondendosi a macchia d’olio in Italia, scrittori sapienti, caricatori di foto e filmati…) hanno fatto si che il forum Lupi Emigrati si arenasse*, almeno per qualche tempo. Seppuccio, con la sua musica contadina e l’aria rustica, era un pò il simbolo del forum e dell’Irpinia in generale ed è per questo che, pur non avendo materiale “fresco” – causa lontanza – ho deciso di pubblicare un video dell’anno scorso, essendo questo il periodo in cui le feste di paese e le sagre offrono notevoli spunti artistici e mangerecci
Buon ascolto a tutti!
Arrivederci a presto con qualche vignetta
*Nel frattempo questo blog ha visto la luce, approfittando del momento di crisi per uscire dall’angolino della mia testa in cui si stava sviluppando
Quest’anno non mi dilungherò sulla festa dell’organetto, i balli, le musiche, le gare, la cucina casereccia, ecc…
Un singolare personaggio, a mia memoria da sempre presente a queste manifestazioni nel mio paesino, ha catturato la mia attenzione.
La sua ipnotica “bancarella” ricavata sul retro di una normale autovettura, i limoni succosi della costiera, la rilassante luce rosa emessa dai neon, l’odore aspro della carne croccante e morbida al tempo stesso.
Con suoi modi amichevoli da napoletano civile, il signor Esposito Silvio acconsente volentieri ad una foto e ci racconta la sua esperienza di mussaiolo di quarta generazione, confessandoci la sua pacata amarezza per la scelta della sua discendenza che ha deciso di tentare la strada della laurea invece che perpetuare la tradizione di famiglia.
Il nostro solerte venditore, in questi giorni di festa, percorre 200 km al giorno per recarsi nelle zone dell’entroterra irpino e deliziare tutti gli appassionati della sua specialità con i simpatici “coppitielli” conici.
La materia prima proviene, senza intermediari, direttamente dai macelli napoletani: il mussaiolo professionista sceglie personalmente i pezzi adatti all’attività e li prepara con maestria sotto gli occhi attenti degli acquirenti; gli ingredienti usati? muso piede e trippa (muss’, pere e trippa), come recita lo slogan dell’attività, tutti rigorosamente di bovino.
I golosi di questa leccornia sono tantissimi e gli affari sono assicurati per Silvio (non quello di Arcore!) che sa di poter contare su un pubblico di amatori affezionati: molti lo conoscono di nome e sono in confidenza con lui. Il rapporto con i clienti si perpetua di anno in anno.
Il mestiere del mussarolo, tanto tipico quanto raro al giorno d’oggi, resterà una pietra miliare nei cuori di tutti i giovani frequentatori di sagre di paese e feste popolari campane. Non mi risulta ci sia un equivalente in altre regioni, ma sarei ben lieto di scoprirne, se qualcuno ha qualche suggerimento
Nonostante il blog abbia la tendenza a spaziare su diversi argomenti anche scorrelati tra loro, una posizione di rilievo sarà comunque data alla terra che fu la mia culla.
Da essa ha preso il via la mia vita attiva online.
Per cercare di smuovere i macigni che ostacolano la realizzazione di una una fresca e trasparente attività degli amministratori irpini, per spezzare le catene che ben proteggono i politicanDi avellinesi nella loro rete di riverenze e favorucci, per svegliare dal loro torpore gli addomesticati cittadini dell’entroterra campano, per protestare contro i comportamenti che da sempre offendono la dignità umana della mia provincia di orgine… per tutto questo continuerò a scrivere, fornire materiale, spunti di discussione, critiche e lodi, nonostante la finta indifferenza degli amministratori, che cercano, applicando una avanzatissima tecnica, di alta scuola politica, nota come “mutismo perpetuato”, di sminuire le riflessioni, le critiche e addirittura i suggerimenti (!) che io e altre persone cerchiamo da tempo di comunicare loro. Non mi propongo certo di fare tutto questo da solo… ma mi piace l’idea di infoltire le fila di quegli avellinesi (e, in un’ottica più ampia, italiani) che cercano di far sentire la propria voce fuori dal coro e si prodigano (nelle modalità a loro compatibili) per “dare una mano”… nel mio caso a distanza dato che sono e resterò un emigrato!
Ma un blog, un forum, un sito internet non sono solo degli strumenti di protesta… come accennavo prima, sono anche dei mezzi per lodare, esaltare la bellezza, far conoscere tutti gli aspetti più meritevoli o caratteristici dell’argomento in questione.
E l’argomento trattato è, in questo caso, l’Irpinia! La terra in cui sono nato e in cui passo, ogni tanto, nello stile di quegli emigrati di tanti anni fa, guardando con nostalgia quegli scorci che, anni fa, mi videro ragazzino…
E ciò che più mi fa pensare con animo melanconico ai territori frigentini da cui provengo è la musica, quella popolare, fatta di melodie orecchiabili, fisarmoniche e organetti, testi semplici, espliciti, talvolta focosi… intrisa di tristezza e dolore, ma anche di gioia e voglia di vivere… a volte schietta, altre volte ambigua…
Il cantore dell’Irpinia, l’inarrivabile Seppuccio, con la sua Seppuccio Folk band, è un genio della rusticità, un mago della melodia… la sua voce decisa ma melodica riesce a dipingere egregiamente l’élan vital dei contadini irpini in egual misura con le loro sofferenze e la dura vita dei campi; dai suoi testi è sempre evidente l’accettazione gioiosa del proprio ruolo, vissuta senza vittimismi, dai coltivatori del secolo scorso, vessati e sottomessi ai capricci dei latifondisti che, alla fine del ventesimo secolo, ancora perpetuavano soprusi medievali nei confronti dei loro “coloni”.
Avevo già inagurato il blog con la sua Canta Seppù, mentre ora vado a presentarvi un altro suo strepitoso successo: Pampanella che vi viene qui offerto insieme a scorci irpini, paesaggi più o meno selvaggi, angoli rustici e piatti tipici… buona visione
Immagino che buona parte di voi conosca li Microsoft Office; alcuni avranno esperienza con l’Open Office; quasi tutti usano il Wordpad.
Ebbene, qualche tempo fa ho trovato per caso questo simpaticissimo software.
Si tratta di una versione napoletana del Wordpad, di cui eguaglia quasi tutte le caratteristiche, aggiungendo un tocco di “calore” partenopeo
Il software abbastanza completo, con un tocco di napoletanità e di comicità in alcuni comandi, è snello e facile da usare. Certo occorre familiarizzare un pò con gli isoliti comandi (quali Lieve e mmiette, Astipa e cagna ‘o nomme, Comme s’ausa stu coso, ecc…) ma una volta presa la mano ci si diverte e si produce allo stesso tempo.
Il primo avvio è molto semplice: il programma non richiede installazione, quindi è sufficiente aprire il file .RAR scaricabile qui ed estrarre il file eseguibile WORD_NA.exe copiandolo nella cartella che più vi aggrada o direttamente sul desktop. A questo punto basta lanciare l’applicazione e il mondo delle parole in napoletano sarà nelle vostre mani
Qui trovate una piccola guida all’uso del software
Clicca sull’immagine sotto per vedere uno screenshot del programma: ne resterai affascinato
Buon divertimento a tutti!!!
Oggi ho bisogno di scrivere…
Pubblico su questo spazio un filmato realizzato di getto qualche tempo fa. Il tutto era stato occasionato dala ripetuta e sofferente visione di un documentario sull’emigrazione realizzato da TV7 nel 1972, che ha scelto, più o meno a caso, il mio paesino nell’entroterra irpino, come campione rappresentativo degli spopolati paesini campani (la questione era ovviamente egualmente diffusa nell’intero Sud Italia) e aveva mandato una troupe per analizzare la situazione dal vivo e dar voce alle diverse campane residenti in loco.
Il video che vi presento è un estratto dell’intervista fatta a “don” Gaetano Pelosi, un latifondista, proprietario di un quarto dei terreni costituenti la superficie di Frigento.
Un signore, la cui filosofia personale ritengo molto (ma molto!) interessante in quanto emblematica della mentalità che da sempre regna sovrana nelle regioni interne dell’Irpinia ed ancora oggi appesta i piccoli centri campani che agonizzano sostenute da una scarsa e poco sviluppata economia rurale.
Ho riassunto i principi cardini della sua dottrina nel seguente video che, essendo meno noioso dei filmati originali, spero riuscirà a catturare l’attenzione anche di quelli che finora non hanno avuto la pazienza di assistere alle oscenità del documentario originale.
Il video esprime molto bene i sentimenti che suscita in me ogni volta la visione del servizio di TV7… si tratta quindi anche di uno sfogo personale…
Riporto qui gli stralci di intervista da me utilizzati.
Dichiarazioni spontanee di Gaetano Pelosi sulla condizione dei contadini a frigento (AV)
GAETANO PELOSI – “Abbiamo creato tutti professori… abbiamo creato la lotta tra le città e le campangne. Quindi… quando noi facciamo tutti professori, facciamo i contadini, li facciamo professori… la terra chi la lavora?“
….
INTERVISTATORE – “Il contadino secondo Lei deve rimanere contadino?”
GAETANO PELOSI — “Eh… il contadino rimane contadino! Si! Per me si!”
…
INTERVISTATORE – “Ma le persone come lei cos’hanno fatto negli ultimi 20-30 anni per i contadini, i braccianti, per la gente che lavorava la terra?”
GAETANO PELOSI – “Che hanno fatto? … eh li.. li f.. eeh… non li fa… non hanno… li facevano vivere, vivevano tranquilli, stavano felici! Perché naturalmente era il proprietario che pensava a pa.. a pagare le tasse! Loro stavano tranquilli! Mangiavano, bevevano eee sta… eee stavano tranquilli”
Da notare come i contadini venissero considerati alla stregua di animali, i cui unici scopi o bisgoni nella vita sono il “mangiare, bere e stare tranquilli” (strano che il “frecare” non fosse contemplato… eppure, come Seppuccio insegna, è un aspetto abbastanza rilevante nella scarna esistenza dei “servi della gleba”..).
Vorrei anche sottolineare il lungo e penoso balbettìo nel momento in cui gli viene posta l’assurda domanda del “cosa hanno fatto per i contadini quelli come lui“.. come a dire: “perchè, dovevamo fare qualcosa per quegli “esseri”"?
Questo modo di pensare rende più chiari tutti quegli strani comportamenti che ho più volte riscontrato tra i banchi di scuola, dalle materne alle superiori… ma il picco era stato toccato alle elementari e medie… quei maestrucoli da strapazzo, a malapena diplomati o laureati, che sapevano solo bacchettare gli studenti e discriminare i campagnoli..
e in tutto questo, io non riuscivo a capire il perchè…
a distanza di molti anni finalmente le cose si stanno schiarendo…
NB: ovviamente il mio post non vuole essere un attacco personale a questo signore, che non conosco e che tra l’altro non è più tra noi, se non erro. Le sue orride parole, però, sono un ottimo sunto del ragionare dei “nobilucci” di paese, molto ben radicato nei piccoli centri del Sud Italia.
Spero che i suoi discendenti si comportino con un pò più di umanità e di coscienza.
Se avrò notizie al riguardo vi farò sapere.


































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